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Dolori alla schiena

Salute in bici
DOLORI ALLA SCHIENA

La pratica del ciclismo può essere considerata uno dei migliori modi per ottenere e mantenere un buon grado di efficienza fisica. Tuttavia, non è raro che alcuni atleti lamentino problemi a carico della colonna vertebrale.
Cosa fare quando fa male:
I medici che si occupano di ciclismo sanno che, in caso di dolore vertebrale, è innanzitutto necessario evidenziare o escludere, anche mediante esami strumentali, la presenza di patologie conclamate che necessitano di interventi terapeutici specifici e mirati. Bisogna poi evidenziare o escludere, attraverso un'attenta valutazione osteopatica, che la problematica derivi da fenomeni di disfunzione articolare ("blocchi"), che sovente si verificano in occasione di traumi anche lievi o in caso di importanti disequilibri posturali. Una volta evidenziate eventuali disfunzioni articolari, queste andranno rimosse attraverso specifiche manovre e/o manipolazioni. Va inoltre effettuato un attento esame clinico-posturale del soggetto, ricercando, in particolare, paramorfismi e dismorfismi del-l'apparato locomotore, ma anche disfunzioni dei cosiddetti "recettori della postura" (apparato dentale, vista, appoggio plantare ecc.). È importante verificare e correggere la posizione in sella, anche in condizioni dinamiche (sui rulli), ponendo particolare attenzione alla postura del bacino, che potrà risultare inclinato sia nel piano frontale che sagittale e ruotato, e al movimento della colonna lombare durante la pedalata. Sarà poi necessario ricercare eventuali stati di contrattura dei principali muscoli interessati nel compimento del gesto e istruire il ciclista sulle procedure da adottare per ottenerne il rilassamento. Infine, va evitato l'uso di farmaci antinfiammatori e analgesici, perché la loro efficacia è discutibile e certamente transitoria
(da "La Bicicletta", ottobre 2002 di Claudio Gallozzi)
Che Bicicletta usare
Nella scelta della bicicletta, in caso di patologie al rachide è importante seguire alcuni accorgimenti onde  scaricare il peso dal tratto lombare; un'area molto sollecitata. Per diminuire la compressione  è necessario allungare la posizione al limite delle possibilità determinate dalla morfologia.
Questo significa  che è meglio una posizione più allungata dl qualche centimetro, piuttosto che corta. Significa scegliere un telaio dl misura maggiore e, molto comodo, invece che badare all'estetica. Il manubrio va posizionato più alto rispetto a una posizione consueta favorendo l'impugnatura nella presa  bassa. La presa alta va quasi scordato  in quanto aumenta decisamente il carico sulle vertebre lombari.

Anche la SELLA ha la sua importanza, per questo possiamo consigliare una sella molto morbida nella parte anteriore, evitando compressioni  eccessive sul pavimento pelvico e in particolare una forma anatomica tale da non creare sindromi fastidiose quando si impugna il manubrio nella parte bassa.
Per quanto riguarda l'attività devono  essere evitati lunghi rapporti
e le salite molto ripide. Nel caso si debbano affrontare per forza salite dalle pendenze molte impegnative è meglio procedere in piedi sui pedali piuttosto che pedalare da seduti.  La forza di compressione alla spinta a cui è sottoposta la colonna e in particolare, il tratto lombare, sono eccessivi per chi ha problemi patologici. Anche pedalare molto agile in pianura non è corretto, il movimento basculante  latero/laterale  del bacino non deve essere mai eccessivo, quindi la cadenza di pedalata deve essere sempre media e mai oltre le 80 rpm. In questo caso è sufficiente scegliere il rapporto giusto. L'altezza sella deve essere piuttosto bassa . Da evitare assolutamente le oscillazioni latero/laterali dovute all'altezza eccessiva . Ogni movimento anomalo del bacino può essere dannoso per chi soffre di patologie al rachide.
(da Ciclismo.it  Marzo 2010 testi di G. Pederzoli e N.Biasiolo)
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